PB63 Mini: Le regole del buon genitore (2° Parte)

La psicologia nello sport offre alle famiglie informazioni utili sul profondo significato educativo dello sport e su come favorire nei figli lo sviluppo dell’autostima e la gestione dell’ansia da prestazione.

In un progetto di formazione nello sport che si prenda cura dell’individuo e’ utile trovare uno spazio adeguato ai genitori.

E’ opportuno premettere che i genitori, nonostante siano orientati a desiderare il meglio per i loro figli e a non commettere errori, sono esseri umani e perciò fallibili, nonostante le intenzioni.

Ciascun genitore raccoglie in sé pregi e difetti, potenzialità e limiti, desideri ed aspettative.

Il mondo dello sport e’ fatto di regole, rispetto, accettazione, valorizzazione delle qualità, consapevolezza dei limiti, vittorie e sconfitte, delusioni e soddisfazioni.

Il genitore utile allo sport è in conclusione colui che:

  • è presente, si impegna a conoscere e capire il proprio figlio per le qualità, i limiti, le intenzioni, i desideri, i bisogni, gli errori ed i successi.
  • stima il figlio nonostante gli errori ed i limiti.
  • rispetta le regole, gli avversari, i tecnici, le decisioni arbitrali.
  • fa critiche costruttive utilizzando messaggi chiari.
  • incoraggia a competere sulla base delle proprie capacita’.
  • rispetta il ruolo dei tecnici
  • chiede, se lo ritiene opportuno, chiarimenti ai tecnici evitando così di alimentare pettegolezzi che si rivelano sempre dannosi per l’ambiente e creano situazioni ansiogene tra gli atleti.
PB63 Mini

PB63 Mini

La psicologia nello sport può offrire a tutti coloro che frequentano centri sportivi una opportunità di crescita culturale perché può essere un veicolo di conoscenza di temi che si trovano sempre più al centro dell’interesse tra le persone.

Lo sport infatti non è solo movimento. E’ anche educazione, rispetto, cultura, valori, benessere, stare insieme, condividere, accettazione dei propri limiti, valorizzazione delle proprie risorse, collaborare, mettersi alla prova, autocritica, obiettivi da raggiungere e da condividere. E’ amicizia, fratellanza, sana competizione.

Insegna a gioire della vittoria e ad accettare l’amarezza della sconfitta, a cadere per poi rialzarsi, a vivere le emozioni. Tutto questo è cultura sportiva e la psicologia può essere il veicolo per valorizzare la vera essenza dello sport.

 

L’importanza del Feedback positivo – costruttivo.

Il feedback, ovvero il riscontro che date a vostro figlio, deve essere costruttivo sempre! Se si vuole fare crescere i vostri figli con una forte autostima e  senso di sicurezza, confidenti nelle proprie capacità, questo è l’unico modo che avete per centrare questo vostro obiettivo.
Concentratevi su ciò che hanno fatto bene, specificando cosa e come.
Bisogna rinforzare gli atteggiamenti positivi e sottolineare sempre ciò che i vostri figli fanno bene, non dare nulla per scontato o per dovuto.

Anche ciò che a voi sembra una sciocchezza o una banalità, o un gesto facile, per i vostri bimbi può essere un’impresa che non deve passare inosservata ai loro genitori: così facendo li stimolerete a ripetere la prova positiva.

Se dite ad una persona che sta bene vestita con il rosso, probabilmente, tenderà a vestirsi sempre più spesso di rosso: se fate notare ai bimbi che sono bravi fare un gesto, probabilmente lo ripeteranno con più facilità.

E’ fondamentale insegnare al proprio figlio a tollerare la frustrazione. Ogni genitore per il proprio figlio vorrebbe il meglio e se fosse possibile gli eviterebbe di imbattersi in qualsiasi esperienza negativa. Semplicemente perché lo ama molto. Ma proprio per questo, bisogna avere la forza di fargli sperimentare, oltre alle cose belle, le delusioni e le esperienze problematiche. A tale proposito, lo sport oltre a permettere al bambino di fare esperienza di una serie di eventi positivi, da l’opportunità di cimentarsi nella sconfitta, attraverso la partita persa, i rimproveri del compagno, il gol subito o la mancata convocazione. Anche se per ogni genitore è doloroso vedere il proprio figlio deprimersi o soffrire per ciò che sta vivendo, è importante insegnargli che bisogna tollerare i momenti difficili, perché con questa esperienza si propone al bambino l’opportunità di trovare la strategia personale per reagire alle situazioni stressanti della quotidianità.

Se non si insegna ai propri figli che le cose non vanno sempre come si desidera, da adulti non saranno in grado di farlo da soli. Quindi bisogna sostenerli a sopportare una delusione che viene dall’esterno, guardando con ottimismo alle opportunità future di riscattarsi, suggerendogli in questo modo una strategia per non sentirsi sopraffatti dagli eventi. Lo sport dà l’opportunità ad un bambino di fare questo tipo di esperienza, bisogna sostenerlo e spiegargli con amore che più si imparano a sopportare le sconfitte più ci si rafforza, ma prima è necessario che sia convinto di questo il genitore che suggerisce il messaggio.

A volte dopo una partita, il genitore, insoddisfatto del risultato o della prestazione del figlio, si mette a criticare le decisioni dell’istruttore, non rendendosi conto, per mancanza di conoscenza di questi meccanismi, che così facendo svalorizza una figura di riferimento per il figlio, discernendola di credibilità. Inoltre, ciò può indurre il bambino, che tende ad imitare il genitore, all’abitudine di criticare tutti, proiettando spesso sugli altri il motivo di una sconfitta, senza riconoscere le proprie manchevolezze.

In questo senso può capitare che invece di rendersi conto di non aver giocato molto bene, si dà la colpa all’arbitro, o all’allenatore, soprattutto se si assiste alle affermazioni di un genitore che non riconosce i limiti del figlio. Così facendo, si esclude al bambino l’opportunità di riflettere e capire dove si è sbagliato, traendo da ciò degli spunti di crescita.

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