A colloquio con coach Porfidia. “Puntare sui giovani non è da tutti”

La crescita dei giovani della PB63 passa per le mani di coach Raffaele Porfidia. Casertano, 32 anni e 27 dedicati anima e corpo alla pallacanestro, è il responsabile del roster maschile e dell’intero settore giovanile della Polisportiva Battipagliese.

Il coach Raffaele Porfidia

Il coach Raffaele Porfidia

La crescita dei giovani della PB63 passa per le mani di coach Raffaele Porfidia, casertano, 32 anni e 27 dedicati anima e corpo alla pallacanestro. Una carriera di successi raccolti in giro per l’Italia ma sopratutto con la juniores della Juve Caserta dove in sole quattro stagioni ha vinto diversi titoli regionali e raggiunto una finale nazionale, oltre a disputare tre trofei della regione come Capo Allenatore. Da agosto, coach Porfidia è il responsabile del roster maschile e dell’intero settore giovanile della Polisportiva Battipagliese, un impegno importante che affronta con il suo contagioso entusiasmo.

È partita una nuova stagione e anche quest’anno Raffaele Porfidia non rinuncia al suo amore per il basket…

Come potrei? Sarebbe come chiedermi di smettere di respirare. Per me la pallacanestro è vita, è un amore nato quando avevo solo 5 anni. Inizialmente avevo provato con il calcio, ma i piedi non riuscivano a fare quello che la testa voleva. Così mi avvicinai ad una piccola palestra che avevo sotto casa, entrai e vidi un canestro e alcuni ragazzi che provano a centralo con un pallone. Chiesi loro di provare, e da allora non ho più smesso.

Nella tua carriera hai lavorato anche con i “senior” e lo farai anche quest’anno con la Serie D. Preferisci lavorare con chi ha più esperienza o formare i più giovani?

Ho una preferenza palese per il settore giovanile. Vedere i ragazzi crescere come uomini e come atleti, giorno per giorno, è la motivazione più grande che mi spinge a lavorare con loro. È ovvio che con i giovani prediligo un gioco veloce e dinamico, ma prima di tutto cerco di trasmettere loro i principi del gioco di squadra: tutti vinciamo, tutti perdiamo, nessuno è indispensabile.

C’è un aspetto in particolare di questo sport che ti lascia sempre senza fiato?

L’imprevedibilità che rende il basket unico rispetto agli altri sport. Ma devo dire che la cosa che più adoro della pallacanestro è l’odore del parquet. Il campo ha sempre un profumo irresistibile.

È un mondo molto particolare quello della pallacanestro, sopratutto in Italia. Cosa non ti convince?

Odio le società che per vincere non fanno migliorare i ragazzi e purtroppo in giro ce ne sono ancora molte.Predicano una cosa e poi in campo ne vedi applicata un’altra. Io penso che ci siano degli step che i ragazzi devono fare nella loro crescita sportiva. Ho accettato la proposta della PB63 proprio perché la società può permettermi di realizzare un progetto serio, di sviluppo sui giovani, e vi assicuro che in Campania questo lo garantiscono in pochissimi.

Che hobby hai fuori dal palazzetto?

Leggo di tutto. Amo sopratutto i testi storici e, ovviamente, quelli sportivi. Inoltre ho anche una bella passione per la parmigiana di melanzane di mia madre. E vi svelo anche un piccolo segreto: per una parmigiana super basta sostituire le sottilette alla mozzarella!

La famiglia come vive la tua passione per il basket?

Mia moglie Rita, che mi sopporta da una vita, è il mio sostegno e la mia forza. Sa benissimo come prendermi e capisce quando e come parlarmi. Ad esempio dopo una sconfitta è molto meglio non rivolgermi neanche un “ciao”. Da 21 mesi poi la nostra casa è stata invasa da un piccoletto di nome Giovanni che sembra voler già seguire le orme del papà.

Un altro Porfidia che vivrà di basket?

Mi sa proprio di si. Giovanni a casa non fa altro che giocare a basket e prende fiato guardando gli episodi di Peppa Pig in tv. Ha già una decina di palline da basket e vari canestri sparsi per casa e dai nonni. Non credo ci siano dubbi su cosa vorrà fare da grande.

 

 

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