Come ogni giovedì spazio alla rubrica “Dodici domande per…”, quest’oggi è la volta di Stefano Palmentieri della PB63.
Quando è nata la passione per il basket?: “Molto presto, ai tempi della Jcoplastic Battipaglia quando mio padre mi accompagnava a vedere le partite”.
Tre parole per descriverti?: “Socievole, testardo e leale”.
Il tuo piatto preferito?: “Pizza”.
Ed il film preferito?: “Pulp fiction”.
Dove sogni di andare in viaggio?: “Cuba”.

L’avversario più difficile affrontato?: “Non mi ha mai impressionato qualcuno in particolare, ma ricordo la Capo d’Orlando che affrontammo qualche anno fa in C1, che era davvero una squadra pazzesca”.
Un modello di giocatore?: “Sono cresciuto guardando Jordan e Myers ma il giocatore che preferivo era Dennis Rodman, per la sua tenacia, sempre col coltello tra i denti a lottare su ogni pallone”.
Il migliore amico nel mondo della pallacanestro?: “Ho davvero molti amici in questo ambiente che è difficile definirne qualcuno come migliore, ma su tutti potrei dirti Ernesto Beatrice e i miei compagni di squadra Francesco Ambrosano e Luca Fabiano”.
In cosa devi migliorare maggiormente sotto l’aspetto tecnico?: “Avrei tante cose da migliorare tecnicamente, ma ora la mia priorità è riuscire a gestire la giusta concentrazione durante le partite”.
Hai un rito scaramantico prima di ogni partita?: “Si, ma preferisco tenerlo per me”.
Il ricordo più bello da cestista?: “Ricordo con orgoglio le vittorie arrivate senza i favori del pronostico: la promozione in B2 con Battipaglia del 2010, partendo da settimi in griglia playoff, e la coppa Italia con Bellizzi, con una squadra che nasceva delle ceneri della gestione precedente”.
Ed un sogno per il futuro?: “Non ti dico che vivo alla giornata, ma neanche mi piace guardare troppo lontano. Mi auguro di continuare ad avere stabilità nel lavoro e di riuscire a dare quei pochi esami che mi mancano alla laurea”.
